Esperto di Calcio

15 ottobre 2012

Barcellona e Real Madrid, filosofie a confronto


Da qualche anno tutto il mondo calcistico si interroga su quale sia la migliore squadra del mondo. La scelta sembra sempre ridursi ad un derby spagnolo: Barcellona o Real Madrid?
Il dubbio è affascinante, ma cela più di un'insidia. Sarebbe come chiedere ad un giovane filosofo di scegliere fra epicureismo e stoicismo. Blancos e Blaugrana rappresentano due mondi differenti, due ideologie, due filosofie ben distinte. La stessa storia della Spagna ce lo insegna. I castigliani di Francisco Franco contro i fieri indipendentisti catalani.
L'appartenenza a Castiglia e Catalogna sarebbe già di per sè un motivo valido per la nascita di una forte rivalità, sorta fin dagli albori. Questa si intensificò definitivamente durante gli anni della dittatura di Franco, durante i quali i catalani accusarono i "merengue" di esser protetti dalle istituzioni. La pietra dello scandalo fu la semifinale della Copa del Generalísimo del 1943. A Barcellona s'impose il Barça per 3-0, ma il ritorno si concluse con un roboante 11-1 in favore del Real. Si insinuò che sui giocatori catalani furono fatte pressioni affinché perdessero. Da quel momento in avanti la partita fra le due compagini non è stata più la stessa, tanto da meritare un nome speciale: "El Clasico".
Con queste premesse il modo di giocare e stare in campo non poteva che essere diametralmente opposto.
Dopo anni in cui la leadership è stata appannaggio degli uni o degli altri, finalmente siamo tornati a vivere un epico scontro da quando sulla panchina del Real Madrid si è seduto Josè Mourinho. Lo Special One è l'uomo perfetto per infuocare la miccia ed incarnare i valori calcistici madrileni.
Il suo Real è forte, quadrato e spietato. Si basa su di una rocciosa difesa ed un centrocampo di rottura. Tutto questo per supportare alcuni dei giocatori offensivi più forti del mondo: Di Maria, Ozil, Higuain, Benzema, Cristiano Ronaldo. Ma la vera forza degli uomini di Mou sta nella compatezza e nell'ordine tattico impresso dall'allenatore di Setubal. Gente come Casillas, Ramos, Pepe, Essien e Xabi Alonso garantiscono la solidità tipica delle squadre allenate da Mourinho. Ma non bisogna farsi ingannare, anche il grande Real dei "Galacticos" si poggiava sugli stessi cardini: Hierro, Helguera, Makelele, Conceiçao e McManaman supportavano un attacco atomico. Era il real di Figo, Zidane, Ronaldo e Raul. Una macchina da guerra.
Il Barcellona ha invece una storia molto diversa, ma sempre improntata su di un calcio spettacolare, fatto di tocchi di prima e possesso palla. E' il calcio totale di Cruijff, Van Gaal e Rijkarad, capaci di portare il Barça sul tetto di Spagna e d'Europa. E' l'era di gente come Amor, Sergi, Stoichkov, Romario, Frank e Ronald De Boer, Rivaldo, Figo, Luis Enrique e Guardiola.
Proprio il centrocampista catalano studia dal campo e si prepara ad un radioso futuro alla guida tecnica della squadra. L'arrivo di Pep in panchina restituisce al Barcellona una fantastica identità di gioco. Possesso e giro palla sono le armi in più. Xavi, Iniesta e Busquets sono i cardini di questo gioco, che trovano in Pedro, Villa e Messi i perfetti finalizzatori. Mobili, rapidi ed estrosi non danno punti di riferimento alle difese avversarie.
Sono queste le due filosofie, l'ordine contro la fantasia; l'organizzazione contro l'estro. A ognuno il suo.
Non è possibile stabilire con certezza chi sia meglio. Il calcio ci insegna che le squadre fanno epoca, lasciano un segno indelebile sulla storia di questo sport. Il Real di Di Stefano, il Milan di Sacchi e Capello, la Juventus di Trapattoni e Lippi, lo United di Ferguson e l'Inter di Mourinho. Ognuna con il suo modo di essere e di vincere; uniche e leggendarie. A questo sono destinate Barça e Real, ad entrare nella storia.

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