Esperto di Calcio

18 dicembre 2013

Roma, la strada è quella giusta

Il calcio fondamentalmente è come la vita, ci sono alti e bassi, ma l'importante è rialzarsi sempre o per lo meno provarci, sempre. La Roma ha saputo rialzarsi, non si è arresa. Per alcuni sarà forse un concetto banale, ma questa è la mia visione personale della rinascita della squadra capitolina.
Luis Enrique e Zeman avevano provato a ripartire per tornare ai livelli di Spalletti e Ranieri e forse provare ad emulare la Roma del grande Capello. Nessuno dei due, nonostante idee e filosofie differenti, è riuscito in questo intento e adesso al timone del nuovo corso giallorosso è il francese Rudi Garcia.
La Roma "francoamericana", a tre giornate dal termine del girone d'andata, ha convinto tutti: tatticamente, caratterialmente e tecnicamente. Una Roma tosta, equilibrata e a volte spettacolare, capace di non perdere contro nessuno fino ad adesso. Garcia ed il suo staff son riusciti a ripartire, con squadra e  giocatori che sembrano captare al massimo le indicazioni del tecnico. Alla base della rinascita una  ben organizzata fase difensiva, con sincronismi perfetti, raddoppi, scalate e movimenti che permettono al pacchetto arretrato di non farsi trovare mai scoperto. Gli inserimenti di Benatia e Maicon nella retroguardia hanno permesso un notevole salto di qualità. Il terzino brasiliano, non sarà quello visto all'Inter, ma, problemi fisici permettendo, ha mostrato ampiamente le sue qualità. Il suo ingaggi ha permesso ai giallorossi di avere sulla destra un uomo di spessore in entrambi le fasi. Il centrale ex Udinese, si sta dimostrando l'uomo in più, quel leader del pacchetto arretrato che ha permesso blindare la retroguardia. Puntuale negli anticipi, preciso nelle chiusure, abile nelle palle alte e tecnico come pochi centrali al mondo, Benatia è il regista arretrato della squadra. Da lui parte il giro palla con cui la squadra da il via alla manovra e le sue giocate, nei piani del tecnico, dovrebbero imbeccare la velocità del reparto avanzato. Aggiungendo un Dodò molto migliorato tatticamente e tecnicamente, la conferma di Castan ed un Balzaretti ritrovato, la retroguardia ha compiuto un salto di qualità non da tutti pronosticato.
Tutto questo è stato possibile anche perchè, alla guardia del fortino, c'è un portiere d'esperienza e qualità come De Sanctis, che ha dato fiducia e sicurezza. Il suo carisma, alle volte fin troppo eccessivo, ha portato una nuova verve e finalmente, dopo uno Stekelenburg alle volte indeciso ed un Goicoechea imbarazzante, Sabatini ha affidato la porta ad un vero numero uno.

Il cuore del calcio è il centrocampo e quello romanista è sempre equilibrato e sincronizzato, con  meccanismi perfetti come un orologio di pregevole fattura. A differenza del dogma zemaniano, la squadra deve aspettare l'avversario molto basso, per rubar palla e ripartire rapido e veloce. L'innesto di una mezzala come Strootman ha permesso il salto di qualità alla mediana romana, poggiato sempre su Pjanic e De Rossi, due fuoriclasse senza tempo. Pjanic e Strootman, il primo più forte tecnicamente ed il secondo con maggiore forza fisica, svolgono un ruolo di pendolo tra il passaggio dalla fase di possesso a quella di non possesso, appoggiando De Rossi in fase di copertura e accompagnando molto bene il trio di attaccanti, con inserimenti senza palla. Come prima alternativa a questi tre, c'è Micheal Bradley, mezzala americana che abbina corsa e tecnica, con grandi tempi d'inserimento.
Infine il reparto che ha mostrato maggiore feeling con le idee del nuovo mister è l'attacco, rivoluzionato da Sabatini con le partenze di Lamela, Osvaldo e Nico Lopez e gli ingressi di Ljajic e Gervinho. Il reparto offensivo è un mix di esplosività e tecnica, che in base agli interpreti si combina molto bene. Rudi Garcia ha fortemente voluto Gervinho, forse l'esterno d'attacco più forte in Italia, in termini di dribbling, velocità e controllo palla. L'ivoriano si è mostrato fondamentale fin da subito per i meccanismi di Garcia,  andando a migliorare lo scacchiere offensivo della Lupa. La vera intuizione del tecnico è stata spostare nel reparto avanzato Florenzi, che con la sua corsa ed i suoi inserimenti si è mostrato molte utile alla causa, ritagliandosi il sogno di andare al Mondiale con l'Italia. Sabatini, insieme al mister, punta tantissimo sul ritorno di Mattia Destro, che è da poco rientrato in campo con tanta voglia, segnando due reti nei due spezzoni di match giocati con Fiorentina e Milan. Destro, a mio avviso, è il centravanti del futuro, la miglior punta italiana come qualità tecniche ed abilità nei sedici metri final. Gli infortuni l'hanno rallentato, ma se la Roma lo avesse venduto avrebbe commesso un errore, una pazzia.
Questa Roma è diversa dagli altri anni, è concreta, equilibrata, coesa ed alle volte anche spumeggiante. E' sulla strada giusta, sicuramente per rientrare nei primi tre posti, poi solo il tempo ci dirà se potrà giocarsi lo Scudetto. Certamente c'è ancora da lavorare per arrivare ai livelli della Juventus, ma ricordiamoci che i bianconeri prima di vincere lo scudetto venivano da un'annata disastrosa, sarebbe una favola bella e memorabile.
Dieci partite vinte consecutivamente, 24 gol fatti ed uno subito, questo è stato l'invincibile ruolino di partite con cui la Roma è arrivata alla decima giornata, poi quattro pareggi consecutivi che hanno fatto mettere i piedi per terra alla squadra e capire che c'era molto da lavorare per arrivare in alto, il ritorno alla vittoria contro la Fiorentina e il gran pareggio (forse troppo stretto) conquistato per 2 a 2 a San Siro contro il Milan.
Un cenno oltre al tecnico francese, che si è subito integrato nel progetto Roma, rimettendo "la Chiesa al centro del villaggio", lo meritano Francesco Totti e Walter Sabatini. Il capitano è l'emblema della squadra, un campione senza tempo. Il dirigente, a mio modesto avviso uno dei maggiori intenditori di calcio a livello italiano, è stato spesso  criticato, ed ora con la possibilità di lavorare solo, ha mostrato le sue qualità. E' stato abile a cedere Lamela, Marquinhos e Osvaldo a peso d'oro e a non sbagliare nessuna trattativa in entrata.
Per compiere il salto di qualità, forse, servirebbe acquistare un giocatore per reparto, soprattutto in termini di quantità. Un difensore centrale in grado di sostituire la coppia titolare, visto che Jedvaj è ancora acerbo e Burdisso in fase calante; un'alternativa a De Rossi, ed un esterno per completare l'attacco.
La Roma è sulla strada giusta, quella che porta alla vittoria, forse non subito, ma le fondamenta sono state poste. Il lavoro da fare ancora è molto, ma qui si respira un'aria diversa. Questa Roma può e deve riportare in alto il nome della capitale.

Andrea Pace

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