Esperto di Calcio

4 dicembre 2013

Storie di calcio: la notte di Sheringham e Solskjaer, carnefici dei bavaresi

Football, bloody hell”.

Non poteva scegliere una frase più semplice e incisiva Sir Alex Ferguson. Vincere una Champions League è una gioia immensa, farlo all’ultimo secondo è favoloso. Ma trionfare con due goal nei minuti di recupero non ha prezzo. A mia memoria, l’unico successo che posso paragonare a quello dello United è la vittoria in Premier League del City, dopo trentaquattro anni di attesa. Ma non voglio svelarvi nulla, l’impresa dei Citizens avrà lo spazio che merita.
Negli ultimi minuti pensavo che ormai non ci fosse piu' nulla da fare - ha confessato -. Invece i miei continuano a divertirsi a spese delle mie coronarie, e quel che hanno fatto stavolta e' semplicemente incredibile. Perche' sono personaggi incredibili tutti, dal primo all' ultimo, e hanno uno spirito di squadra incrollabile. Si puo' stare a parlare di tattica fin che si vuole, ma quel che fa la differenza e' lo spirito, la grinta. Non mollano mai, l' abbiamo visto a Torino, e adesso al Camp Nou. Siamo partiti male, col Bayern, ma non ci siamo mai arresi. Negli ultimi venti minuti abbiamo corso dei rischi, il contropiede dei tedeschi s' e' fatto sentire, ma in una finale europea bisogna rischiare. Sheringham e Solskjaer hanno ripagato in pieno la fiducia. E questo Manchester vincera' ancora moltissimo”. 

Nell’immediato dopo partita il tecnico scozzese non contiene più la sua gioia. Ai microfoni di tutto il mondo si presenta con le guance arrossate, lo sguardo stanco ed il sorriso di chi sa di avercela fatta. E come biasimarlo, al posto suo sarei corso per il campo in preda ad un folle raptus. Vincere così, all’ultimo istante, quando tutto sembrava perduto, è una sensazione impagabile. Farlo nella competizione più agognata e desiderata a livello di club, quella che mancava in bacheca da trentuno anni, è il modo più bello.
Nella mite notte catalana, dunque, si affrontano il Manchester United ed il Bayern Monaco. Due colossi del calcio mondiale, che al Camp Nou promettono di regalare spettacolo. I favori del pronostico sono quasi tutti per il Bayern, una formazione abituata a vincere con in panchina il tedesco Ottmar Hitzfeld, capace di portare sul tetto d’Europa il Borussia Dortmund, sconfiggendo la Juventus di Marcello Lippi. Per Sir Alex ed il suo United è un banco di prova importante. Con le vittorie in Premier ed in Coppa delle Coppe è diventato il secondo manager più vincente della storia del club, ma per ergersi in cima ha bisogno di vincere la “Coppa dalle grandi orecchie”.
Il Bayern Monaco arriva in finale con un percorso abbastanza netto. Nei quarti di finale i bavaresi fanno fuori il Kaiserslautern, vincendo il derby tedesco con un perentorio 6-0, considerando le gare di andata e ritorno. In semifinale è la Dinamo Kiev di Andriy Schevchenko a doversi arrendere, nonostante il vantaggio per 3-1 fino al minuto 78’ della gara di andata. Ma i tedeschi hanno sette vite come i gatti e riescono a pareggiare in Ucraina e vincere di misura all’Olympiastadion di Monaco, con una rete di Mario Basler. Le stelle del clun sono Oliver Kahn, Lothar Matthäus, Mehmet Scholl e Mario Basler.

Il Manchester United è una presenza fissa in Champions League, ma i Red Devils non sono mai riusciti ad arrivare fino in fondo nelle ultime edizioni. Passato il girone, lo United elimina a sorpresa le due italiane, partite con i favori del pronostico. L’Inter di Lucescu viene domata da una doppietta di Yorke, che ad Old Trafford mette in ghiaccio una qualificazione confermata con la rete di Scholes negli ultimi minuti del match di San Siro. In semifinale è la Juventus a pararsi dinnanzi allo United, la bestia nera di Sir Alex e Ryan Giggs. Lo stesso manager scozzese, nella sua biografia, dirà: “Hanno rappresentato un modello per noi quando negli anni '90 dominavano in Europa. La vittoria al Delle Alpi nella semifinale di Champions per noi è stata la dimostrazione della nostra crescita”. Eppure proprio contro i bianconeri gli inglesi centrano il loro successo più importante. Nell’andata è Ryan Giggs ad acciuffare il goal del pari a tempo scaduto, vanificando il vantaggio di Antonio Conte. Nel ritorno di Torino, la Juve di si sgretola come neve al sole. All’undicesimo è in vantaggio di due reti, frutto di un paio di errori difensivi da parte di Stam e Schmeichel e del fiuto in area di rigore di Pippo Inzaghi. Sul più bello, però, esce la grande squadra. Capitan Keane trascina i suoi, riaprendo il match al 24’. Yorke pareggia dieci minuti più tardi, sfruttando al meglio un assist di Cole. Sarà lo stesso numero 9 inglese a chiudere i conti a pochi minuti dal termine, qualificando i Red Devils per la finale. Giggs e Beckham sono senza dubbio le stelle di una squadra zeppa di buoni giocatori, guidati dalla roccia irlandese Roy Keane e dal carismatico danese Peter Schmeichel.
La partita del Camp Nou è giocata a ritmi elevati, con giocate divertenti e imprevedibili. Nemmeno il tempo di studiarsi che l’equilibrio viene spezzato. L’imponente centravanti tedesco, Carsten Janker, viene steso al limite dell’area dal norvegese Ronny Johnsen. Sul pallone va Basler, che calcia sul palo del portiere. Schmeichel ha piazzato una barriera troppo folta, non vede partire il pallone e rimane immobile. Dopo cinque minuti il Bayern è già avanti e si sa, quando i tedeschi mettono il naso avanti è difficile recuperare. Lo United ci prova, ma non trova mai lo spiraglio giusto per impensierire Oliver Kahn.

Nella ripresa la musica non cambia, gli inglesi cercano soluzioni per trovare il pari; il Bayern gioca di rimessa e mette più di un brivido alla difesa britannica. Ferguson mischia le carte e manda in campo Teddy Sheringham e Ole Gunnar Solskjær, anche conosciuto come “il dodicesimo uomo migliore del mondo”. Le mosse dello scozzese, però, non sembrano portare a nulla. In due circostanze sono anzi i tedeschi a sfiorare il raddoppio. Appena entrato, Mehmet Scholl ha la palla giusta, sul destro. Il tiro èuno di quelli che tutti i bambini sognano di scoccare, potente, preciso. La palla non gira mai, sarebbe imparabile. La sua corsa finisce però contro il palo, negando la rete al numero sette. A pochi minuti dalla fine i bavaresi battono un calcio d’angolo e Janker si avventa su una palla vagante al centro dell’area di rigore. Il gesto tecnico è stupendo, ma la rovesciata del numero 19 si stampa sulla traversa.
Scampato il pericolo, lo United si alza le maniche e attacca, generando una confusione non da poco nei venti metri finali. Nel corso del primo minuto di recupero gli inglesi si guadagnano un angolo dalla sinistra, di cui si incarica David Beckham. In area succede di tutto, con Peter Schmeichel che sale a dar manforte agli avanti di Sir Alex. Linke non riesce a spazzare a dovere, la palla arriva a Giggs, appostato al limite dell’area. Il gallese tira in porta e trova Teddy Sheringham sulla traiettoria. Il numero 10, in campo da una manciata di minuti al posto di Andy Cole, gira di prima con il piatto destro. La palla si insacca in rete, nonostante le proteste di Kahn, che chiede in vano una posizione di fuorigioco.
Nemmeno il tempo di finire di festeggiare che lo United si costruisce una nuova occasione dalla bandierina. Le squadre sembrano destinate ai supplementari, ma il “vecchio leone” Teddy Sheringham non sembra pensarla allo stesso modo. Sul cross di Beckham si avventa come una furia sul pallone. Lo stacco di testa è imperioso, perentorio. Il pallone girato verso la porta sembra destinato fuori, ma Solskjær si trova sulla traiettoria e batte per la seconda volta in pochi secondi l’incolpevole estremo difensore tedesco. La zampata del norvegese è da campione vero, che a fine partita si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “E' impossibile descrivere tutto quel che provo. Ma e' una soddisfazione grandissima. Tutti quelli che si domandavano perche' sia restato al Manchester come riserva, nonostante le possibilita' di passare da titolare ad altre squadre di grosso calibro, sono adesso serviti”.
Una partita incredibile quella del Camp Nou, indescrivibile a parole. Non penso di essere in grado di trasmettere a parole le sensazioni che chiunque abbia visto quella partita ha provato. Un senso di vita, una botta di adrenalina allo stato puro. Di contro c’è la delusione di una squadra vicinissima al trionfo, già pronta a stappare lo champagne. L’urlo tedesco, ricacciato in gola dalle reti di Sheringham e Solskjær, ci ricorda una dura lezione: nello sport, come nella vita, non si deve mai dare nulla per scontato. A ribadire questo concetto, le parole di Hitzfeld: “Complimenti a loro, ma anche a noi. Non abbiamo rispettato la regola piu' banale: la partita dura fino al fischio finale. E' stato uno choc: siamo distrutti ma orgogliosi. Il palo e la traversa potevano cambiare la gara. Sfortuna. Dopo la tragedia torniamo in Germania a testa alta”. A testa alta, perchè il Bayern Monaco ha perso, ma ha lottato. E per chi non si arrende e combatte fino all’ultimo l’occasione del riscatto è sempre dietro l’angolo.

0 comments:

Posta un commento

Twitter Delicious Facebook Digg Stumbleupon Favorites More